Chissà cosa voglio fare della mia vita,
mi chiedo in questo ventilato pomeriggio di fine maggio,
al parco di Glories.
Chissà cosa voglio fare della mi vita,
mi domando in questo parco cittadino dopo mesi viaggiando in Asia.
Chissa cosa voglio fare della mia vita,
mi dico spensierata,
mi dico curiosa,
stavolta.
Non è più quell’ansia,
quella gabbia,
quella mancanza di speranza,
quella paura,
quella tanto temuta rassegnazione,
quella scoraggiata e riduttiva visione del mondo
a generare la suddetta domanda, come un anno fa.
Quando me lo chiedevo così:
sfiducioso, triste e noioso appariva il futuro.
Infelice, monotona e spenta appariva la realtà.
Adesso ho gioito al vedermi apparire davanti innumerevoli idee e zero piani.
Che accesa e trepidante mi sembra la vita vista da qui.
Confido in me come confido nel mio scrittore preferito.
Come leggo senza freni quel libro di cui non dubito mai che l’autore abbia scelto i fatti perfetti,
le parole perfette,
gli incastri perfetti.
Così non dubito della stravaganza del mio futuro:
vedo tante pagine, una penna e la voglia di scrivere,
vedo protagonisti carismatici e antagonisti maestri,
arrivano alla mente stravaganti versioni che si lottano l’inchiostro,
che si montano e si smontano in attesa di essere partorite.
Ora, il chissà cosa voglio fare della mia vita,
chiesto a questa nuova versione di me
fa brillare la visione di futuro: fiducioso, sorprendente, appassionante.
La realtà appare viva, animata, piena.
E se anche dovessi continuar a chiedermelo fin che morte non chiami,
che sia da versioni sempre diverse di me è ciò che spero.
E se basta questa idea a far felice il mio pomeriggio ventilato al parco di Glories,
per la prima volta mi sento nata nell’era giusta:
un futuro incerto è tutto quello di cui ho bisogno.
Ce l’ho.