Devo ammetterlo: non sono qui per darvi una soluzione, un prodotto o un corso che vi farà ottenere X grazie a Y in tempo Z.
Neanche io ho un piano.
Ma è proprio questa la mia fortuna. Ed è quello che credo sia il primo passo prima di avanzare al trotto verso un futuro — anzi, un presente — più fatto su misura per noi, che ci rispecchi davvero.
Ora ti spiego cosa intendo.
C’è stato un momento, quando eravamo bambini (e forse anche da adolescenti), in cui ci sentivamo invincibili. Non avevamo un piano, ma avevamo sogni.
Io da bambina volevo essere mille cose. Non mi chiedevo quale fosse quella “giusta”. Mi muovevo verso ciò che mi faceva brillare gli occhi.
Pensa a un momento che ti ricorda felicità senza limiti, gioia, libertà, spensieratezza.Se riesci a tornarci anche solo per un attimo, tieniti stretta quella sensazione. È preziosa.
Poi arriva un momento — non so quando, non so perché — in cui iniziamo a seguire un percorso che DOBBIAMO seguire.
DOBBIAMO definirci.
DOBBIAMO decidere cosa saremo.
E piano piano iniziamo a credere di essere ciò che abbiamo scelto, anche quando non ci rappresenta più.
Avevo finito l’università. Avevo studiato biologia perché mi piaceva davvero: volevo capire come funzionava la vita.
E mi era piaciuto, fino a lì. Ma non mi vedevo in un laboratorio otto ore al giorno ad analizzare cellule.
Le persone intorno a me parlavano di specializzazioni, concorsi, carriere.
Io invece avevo solo voglia di viaggiare, di continuare a capire come funziona la vita…. fuori dai libri.
Solo che non avevo un piano B,
e neanche un piano A.
Avevo solo una sensazione.
Così ho lavorato per anni nella ristorazione. Volevo i soldi per fare la vita che desideravo, volevo partire.
Turni lunghi, soldi messi da parte, una vita “normale”. Non ero completamente alienata, ma sapevo che quella non poteva essere la mia forma definitiva.
Dopo otto anni di aspettare e sperare, finalmente decido di partire per quel viaggio.
In India.
Da sola.
Senza dover scendere a patti con nessuno.
Senza qualcuno che mi dicesse dove andare.
A un certo punto qualcuno mi chiede qual è l’obiettivo del mio viaggio.
Mi fermo a riflettere, non avevo una risposta.
All’inizio provo paura, paura di non avere un motivo, un piano, una direzione chiara come tutti gli altri.
Mi sono sentita strana. Di nuovo.
Ma passando i giorni e lasciandomi traportare dal viaggio, conoscendo, parlando con nuova gente, seguendo solo l’istinto, ho risentito quella sensazione.
Per la seconda volta nella mia vita non avevo un piano!
Come quei pomeriggi nel prato dalla nonna, quando correvo su e giù senza uno scopo.
Per la seconda volta mi sento sulla sensazione giusta.
Con lo spazio per far uscire i sogni.
Con la gioia di credere che possano realizzarsi.
Senza la pressione di dover essere qualcosa che gli altri mi dicono.
Di una cosa sono sicura: non si crea un futuro prospero, felice e sereno da un presente apatico.
Prima di decidere cosa fare, prova a ritrovare cosa ti fa vibrare.
Per me serviva un viaggio zaino in spalla per sei mesi, ma può bastare un ritiro di yoga nella periferia della tua città, può essere mezz’ora ogni sera dedicata solo a te.
Non chiederti cosa è produttivo, coerente o sensato.
Chiediti cosa ti fa sentire vivo.
Camminare in montagna.
Ballare.
Scrivere.
Viaggiare scomoda.
Non scappare. Cercati.
Non so dove mi porterà tutto questo.
Non ho un business definito, non ho trentamila followers.
Ma ho voglia di scrivere, di vedere, di sentire.
E mi sento nel posto giusto.
Tu pensaci:
hai davvero bisogno di un piano, di un corso o di un miracolo per cambiare…
o hai solo paura di ascoltarti?